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Villa borghese
Il nucleo più antico di Villa Borghese, un modesto appezzamento vignato, era di proprietà dei Borghese fin dal 1580, ma nei primi anni del Seicento il Cardinale Scipione Caffarelli Borghese, nipote prediletto di Paolo V, avviò una serie di acquisizioni di terreni limitrofi con l'intenzione di crearvi una "villa di delizie", simbolo dello status sociale della famiglia.
Il primo assetto della Villa, affidato ai due architetti Flaminio Ponzio e Giovanni Vasanzio e mantenuto fino alla fine del Settecento, prevedeva, secondo la tradizione classica, una pars urbana e una pars rustica, divisibile complessivamente in tre "recinti", delimitati da recinzioni in muratura con porte di accesso.
Nel primo recinto, il più rappresentativo, erano collocati, oltre al Casino Nobile, voluto dal Cardinale per ospitare la sua cospicua collezione d'arte, anche numerose statue e fontane e un "giardino boschereccio". Nonostante alcune manomissioni, ancora oggi è rintracciabile l'assetto geometrico di questo recinto e il suo sistema viario. L'attuale Parco dei Daini corrisponde al secondo recinto, giardino riservato al principe, che presentava una piantata uniforme di lecci e alcune architetture particolari. Al confine fra il primo e il secondo recinto si trovavano i Giardini Segreti, con i casini dell'Uccelliera e della Meridiana. Il terzo recinto era la parte più ampia e libera e quindi quella che nel tempo ha subito i maggiori mutamenti.
A partire dalla fine del Settecento, per volere di Marcantonio Borghese, vennero intrapresi consistenti lavori di trasformazione e abbellimento, affidati agli architetti Antonio e Mario Asprucci, che interessarono il Casino Nobile, gli edifici minori e il parco. L'intervento più vistoso fu la realizzazione del Giardino del lago, secondo i canoni del giardino all'inglese, con l'introduzione di specie esotiche e la costruzione di un tempietto in stile neoclassico.
Nei primi decenni dell'Ottocento la villa fu ampliata con nuove acquisizioni Villa Giustiniani verso Porta del Popolo e le Ville già Pamphili e Manfroni verso Porta Pinciana. I lavori proseguirono con l'intervento di Luigi Canina che lasciò nella Villa un nuovo assetto formale e numerose piccole fabbriche di ispirazione eclettica e neoclassica.
Una nuova fase si ebbe con l'acquisizione da parte dello Stato (1901) e la successiva cessione al Comune, che sottrasse la Villa a un tentativo di lottizzazione ma avviò anche una lunga serie di manomissioni nell'intento di adeguarla al nuovo uso pubblico.
Dalla fine della guerra a oggi, sono stati numerosi gli interventi di restauro e recupero dell'assetto e degli arredi del parco. La volontà di promuovere una politica che coniughi tutela e corretta fruizione, consente l'apertura di una nuova fase per Villa Borghese, cara a romani e turisti, ritratta da artisti famosi, protagonista di pagine di letteratura e ispiratrice di celebri musiche.